Quando è iniziato il tuo percorso nel ciclismo?
Il mio percorso nel ciclismo è iniziato molto prima che lo considerassi davvero ciclismo. L’esposizione fin da giovane al mondo delle sneaker, dello streetwear e della cultura dello skateboard mi ha portato naturalmente verso le biciclette a scatto fisso. Ciò che mi ha sempre accompagnato è stata una curiosità più ampia per la meccanica, il movimento e tutto ciò che ruota attorno alle ruote. Con il tempo, questa curiosità si è trasformata in un profondo apprezzamento per il design, l’ingegneria e l’artigianalità.
Come hai conosciuto Passoni?
L’Italia vanta una lunga tradizione nella creazione di icone del design, dell’ingegneria e della cultura, tutte accomunate da una profonda attenzione per l’artigianalità. Ogni espressione di questo patrimonio rappresenta una diversa interpretazione dell’eccellenza. Più a nord, in un contesto più riservato e autentico, si trova Passoni Titanio Atelier, dove il titanio non viene semplicemente lavorato, ma plasmato attraverso un approccio preciso e meticoloso.
Cosa ti ha fatto scegliere Passoni?
Il mio primo incontro con Passoni è nato da una comune attenzione per il dettaglio e per il processo creativo. Non è stata tanto una scoperta quanto il riconoscimento di una filosofia condivisa nel modo di realizzare le cose.
Qual è stata l’ispirazione dietro il design della tua bicicletta?
Nel processo di progettazione della bicicletta, ho osservato il modo in cui gli artigiani affrontano il loro lavoro: l’importanza della sobrietà, il fatto che ogni dettaglio abbia uno scopo preciso e il costante equilibrio tra forma e funzione. L’obiettivo non era aggiungere complessità, ma perfezionare ciò che è essenziale.
Cosa rappresenta per te la tua Passoni?
Alla fine, la bicicletta rappresenta un rapporto continuo tra il ciclista e la macchina. È un’espressione di movimento, precisione e semplicità. Per me pedalare non significa fare una dichiarazione o mettersi in mostra, ma perseguire con costanza e intenzione ciò che conta davvero.